La realizzazione

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I lavori vennero iniziati quasi subito, ma vennero temporaneamente sospesi per il rinvenimento nell’area di un tratto basolato dell’antica Via Virbia, che all’altezza di Genzano si distaccava dalla Via Appia per raggiungere il Santuario di Diana, sulla riva settentrionale del lago. Il tratto stradale, perfettamente conservato, venne inserito nel Museo, lasciandone a vista due tratti all’interno dell’edificio e un terzo nel giardino.

Il 15 ottobre 1935 la costruzione era ultimata, ad eccezione della facciata verso il lago, che venne chiusa solo dopo aver introdotto all’interno le due navi: per non comprometterne lo stato, il Genio Civile per il Tevere e l’Agro Romano li trasportò all’interno dall’hangar in cui si trovavano ad una velocità media di 16m al giorno. Nel gennaio seguente fu finalmente possibile chiudere la facciata, sospendendo da terra gli scafi grazie ad un’intelaiatura metallica che permetteva la visione completa degli scafi, dal basso e dall’alto, dai ballatoi superiori.
L’edificio conteneva anche altre imbarcazioni minori: un battellino affondato in antico nel tentativo di depredare le navi dalle decorazioni, due piroghe di età protostorica, le ancore, i macchinari di bordo (tra cui una noria, una pompa a stantuffo, un bozzello, una piattaforma su cuscinetti a sfera) e una ricca documentazione sulle caratteristiche tecniche degli antichi natanti.
L’esposizione delle due navi suscitò naturalmente clamore e curiosità: i due scafi costituivano, e non solo per le dimensioni, un unicum tra le imbarcazioni antiche: si trattava di due veri e propri palazzi galleggianti, con funzione il primo di residenza, il secondo di nave cerimoniale, collegata al vicino Santuario di Diana.

Fu però possibile godere solo per poco del Museo nel suo allestimento completo: la notte del 31 maggio 1944, poco prima dell’entrata delle truppe americane a Roma, un incendio devastava il Museo delle Navi e quanto vi era esposto. Il danno fu enorme, poiché andarono perduti tutti i relitti, l’ ancora in legno e tutta la documentazione scientifica esposta; fortunatamente nell’agosto 1943 la Sovrintendenza aveva fatto trasportare a Roma nei magazzini del Museo Nazionale Romano i reperti di maggior valore. Venne costituita un’apposita Commissione per verificare le cause dell’incendio e le indagini accertarono che l’incendio fu di natura dolosa, appiccato dall’interno con ogni verosimiglianza dalle truppe tedesche stanziate nei pressi del sito.
Il Museo fu riaperto il 25 novembre 1953, privo del suo contenuto e così del significato dell’ allestimento intorno ad esso sviluppato: si cercò di mantenerne il valore didattico mostrando, oltre ai modelli, i reperti sopravvissuti all’incendio ed il ballatoio venne convertito ad ospitare una sezione dedicata alla navigazione nell’antichità.
Dieci anni dopo nuovi problemi strutturali causavano una seconda chiusura, questa volta venticinquennale.

Via del Tempio di Diana, 13, 00040 Nemi Roma